Logo Sta-Nantee
Italiano English 中文
in Carrara since 1936
Iscriviti alla newsletter

Vite scolpite
La ricchezza e l'unicità della pietra delle Alpi Apuane da secoli influenza le storie famigliari degli abitanti, contribuisce alla formazione del carattere e si si incrocia con i venti del destino.
In tante occasioni il mestiere del cavatore non era stato scelto, era una conseguenza quasi naturale, una tradizione, una necessità. I giovani indirizzati al lavoro nella cava iniziavano presto la gavetta come "boccia" occupandosi delle mansioni di fatica a contorno delle operazioni di estrazione come arrotare le subbie, riportare gli attrezzi e sminuzzare la sabbia da usare per alimentare il filo elicoidale.
I cavatori partivano presto la mattina da casa per farvi ritorno la sera stanchi per la fatica del duro lavoro che si interrompeva solo in caso di pioggia.
Sino ad un passato recente la cava si raggiungeva a piedi, portando in spalla le pesanti funi di acciaio che sarebbero servite per sorreggere i blocchi durante la "lizzatura". Tutti i lavori, anche quelli più faticosi, venivano eseguiti a mano e gli unici ausili tecnici erano il filo elicoidale introdotto alla fine del 1800 e in precedenza l'uso di cariche di esplosivo per far staccare la pietra dal ventre del monte. La "varata" era uno dei momenti più pericolosi e imprevedibili, la reazione della montagna è sempre sconosciuta e la sua forza si può scatenare in modo incontrollabile. Spettava poi al tecchiaiolo calarsi nel vuoto sorretto ad una fune lungo le pendici del monte per esaminare il blocco da vicino e compiere le operazioni di disgaggio, evitando il pericolo di rovinose frane. I blocchi squadrati con la subbiatura venivano poi trasportati a valle lungo i ravaneti con la tecnica della "lizzatura" facendo scorrere le pietre imbragate in cavi di acciaio su travi di legno rilasciando progressivamente il carico dall'alto. Giunti a valle i buoi trasportavano il marmo fino ai depositi o al mare dove venivano imbarcati.
I riti dei cavatori si sono ripetuti immutati per secoli prima che la tecnologia gradualmente prendesse piede per facilitare il lavoro e ridurre gli sforzi. Senza il prezioso lavoro di tanti cavatori la pietra, segretamente racchiusa nel cuore della montagna, non avrebbe trovato la luce e non avrebbe potuto essere lavorata dagli artisti che con il loro genio e la loro sapiente maestria hanno reso il marmo delle Apuane famoso e apprezzato in tutto il mondo.
1818
1880
1890
1902
1923
1936
1960
2005
2010
2011
2012
La duchessa Maria Beatrice d'Este e i Betogli.
anno 1818
Antiche tecniche di taglio.
anno 1880
La cava di Poggio Silvestre fornisce marmi per la costruzione di importanti opere in Europa.
anno 1880
Viene terminata la costruzione della Ferrovia Marmifera.
anno 1890
I velieri che trasportavano il marmo.
anno 1902
Aldo Scarzella “Il Marmista” dagli archivi Staminalstone.
anno 1923
Staminalstone inizia la sua storia
pencil
anno 1936
Aldo Vanelli compra la cava 67 Zona Mossa.
anno 1960
Staminalstone acquisisce la cava 66 Poggio Silvestre.
anno 2005
I marmi di Staminalstone sono impiegati per applicazioni di lusso e di design.
anno 2010
Viene inaugurata la sede di Staminalstone Cina a Xiamen.
anno 2011
Il marmo delle cave Staminalstone viene usato per la costruzione dell’opera d’arte Stone Gate.
anno 2012